…e altri problemi irrisolvibili.



  • Inno alla mediocrità

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    6–10 minuti

    Smettetela di cercare i fuoriclasse, le aziende stanno in piedi grazie a chi non vuole la vostra poltrona. Siamo arrivati al capolinea di una bugia colossale che ci portiamo dietro da troppo tempo: l’idea che per avere il diritto di esistere su questo pianeta si debba necessariamente eccellere in qualcosa. Da matematico che ha passato una vita intera a cercare la logica dietro il caos dei numeri, vi dico che l’eccellenza non è un traguardo, ma una prigione mentale che ci siamo costruiti per sentirci…

  • Stuck in the Middle

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    7–10 minuti

    Il capitalismo cognitivo e l’estrazione sistematica del plusvalore intellettuale: perché agenzie e professionisti stanno affogando nella zona morta. L’alienazione del professionista, da stratega a operaio del “fermento” digitale. Il primo successo del Capitalismo Cognitivo è stato una sottile operazione di ingegneria sociale: convincere i professionisti senior e i titolari di agenzia che la loro seniority non si misuri più sui bilanci dei clienti, ma sulla loro capacità di produrre “fermento”. Siamo nel mezzo di quello che Giorgio Soffiato definisce correttamente come un settore che “se…

  • Zero € fatturati grazie a LinkedIn

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    4–6 minuti

    Fuori i numeri: quante fatture avete staccato per merito di LinkedIn? Sia chiaro un punto, prima che qualcuno inizi a scaldarsi inutilmente. Questo non è un attacco alla mia rete di contatti, con molti di voi ho costruito scambi intellettuali di alto livello e confronti che reputo fondamentali, ma qui non stiamo parlando di filosofia o di pacche sulle spalle digitali. Stiamo parlando di business vero, di quello che si misura con i fatti e non con i like, e il dato, per quanto mi…

  • Chiamatemi stronzo, ma io uso ancora l’email

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    9–13 minuti

    Attenzione articolo lungo (tempo di lettura: 11 fottuti minuti della vostra vita) Mentre guardo Trieste allontanarsi dal finestrino del treno e sento la pressione della Bora scemare man mano che i binari scorrono, mi porto dietro un senso di sollievo che non ha nulla a che fare con la chiusura del progetto, quanto piuttosto con la temporanea fuga da quel rumore di fondo che ormai consideriamo normale. In questi giorni ho osservato board aziendali letteralmente ipnotizzati dalle loro dashboard colorate, con gente che trascorre l’ottanta…

  • L’Universo se ne frega del tuo brand

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    3–4 minuti

    Vengo spesso a Trieste, ormai è una tappa fissa per rimettere i piedi per terra. Questa città, con la sua bellezza severa e la Bora che ti sbatte in faccia la realtà senza fare sconti, ha il potere di pulirti le lenti. Sono qui per un progetto (l’ennesimo tentativo di dare un senso a flussi di dati che molti preferirebbero ignorare) e dopo una giornata passata a sentire “vision” e “strategie brand-centriche”, ho sentito il bisogno fisico di staccare. Mi sono incamminato verso l’Osservatorio di…

  • Staccare la spia per non vedere l’avaria

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    6–9 minuti

    In un’organizzazione gerarchica la verità è un atto di insubordinazione. Se la spia dell’olio lampeggia, il sistema non ripara il motore: stacca i cavi del sensore per proteggere la narrazione di un successo che esiste solo nelle slide. Il consulente come anatomopatologo aziendale Quando varco la soglia di un’azienda mediamente strutturata per un incarico di analisi statistica, non mi sento un consulente strategico. Mi sento un anatomopatologo. Il mio compito è sezionare i dati per capire dove l’organismo sta marcendo, ma la differenza è che…

  • Quel maledetto follow-up

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    5–7 minuti

    La menzogna del tempo e l’umiliazione del sollecito. Partendo dal presupposto fondamentale che il tempo non sia affatto una risorsa scarsa ma piuttosto una scelta politica e strategica dell’interlocutore, risulta evidente che quando una proposta viene lasciata a marcire nel silenzio non è per una reale mancanza di minuti ma perché il valore offerto è scivolato in fondo a una gerarchia del dolore dove il cliente non percepisce ancora l’urgenza di una cura immediata. In questo scenario, l’atto del follow-up smette di essere un semplice…

  • La trappola del “Fammi vedere come fai”

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    4–6 minuti

    Il paradosso del consulente: trasferire la competenza per farsi stimare o proteggere il segreto per farsi pagare? La sottile linea tra diventare un partner insostituibile e trasformarsi in un costo da tagliare. La separazione dei beni: perché fare e insegnare sono due contratti diversi. La pretesa di trasparenza è l’arma che il cliente brandisce per smantellare la tua autorità senza doverne pagare il prezzo di mercato. Quando accetti di mostrare i passaggi tecnici delle tue attività operative, stai firmando una cessione di asset che non…

  • La terza fase: l’era dell’algoritmo prescrittivo

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    6–9 minuti

    Le piattaforme non prevedono più il futuro. Lo determinano. L’inganno della sfera di cristallo C’è un equivoco di fondo che ci ha permesso di dormire sonni tranquilli per quasi due decenni, una bugia rassicurante che ci siamo raccontati mentre regalavamo la nostra vita privata in cambio di mappe gratuite e caselle email illimitate. L’equivoco è credere che la tecnologia serva a prevedere i nostri bisogni. Ci hanno venduto l’idea di un algoritmo-maggiordomo, un’entità digitale che, osservandoci con discrezione, impara i nostri gusti per servirci il…

  • Il cinismo come forma di igiene mentale

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    4–6 minuti

    C’è un equivoco enorme che continuiamo a portarci dietro come una colpa originale, ovvero l’idea che il cinismo sia una mancanza, un difetto caratteriale, una resa morale. Come se essere cinici significasse non credere più in niente, non costruire, non rischiare. È una lettura comoda, soprattutto per chi vive di promesse, di narrazioni motivate e di fiducia richiesta in anticipo.La verità è meno rassicurante e molto più semplice: il cinismo non è una posa emotiva, è una reazione cognitiva. Questo articolo nasce da qui, da…

  • Il mondo premia i tuttologi, poi presenta il conto.

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    4–6 minuti

    Questo è il primo articolo del 2026 e vale la pena dirlo subito, anche solo per mettere un punto fermo prima di ripartire. Saluto chi legge da tempo e chi è arrivato da poco, magari intercettando un articolo condiviso, una discussione accesa o un disaccordo dichiarato. Qui non si cercano sintesi concilianti né formule motivazionali, ma ragionamenti che provino a reggere quando l’entusiasmo si spegne e restano solo le conseguenze. All’inizio di un nuovo anno ha senso porsi una domanda che molti evitano perché scomoda:…

  • Il lavoro serio non è inclusivo

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    3–5 minuti

    Il lavoro serio non è inclusivo e non lo è mai stato, non perché manchi di rispetto o perché rifiuti la dimensione umana, ma perché risponde a una logica completamente diversa da quella sociale. L’inclusione è un valore civile, sacrosanto, che riguarda la dignità delle persone. Il lavoro, invece, è un sistema che deve produrre risultati sotto vincoli di tempo, costo e responsabilità. Quando si confondono questi due piani, non si diventa più giusti, si diventa solo inefficaci. Negli ultimi anni il digitale ha adottato…

  • Skin in the game

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    3–4 minuti

    La fine della consulenza a rischio zero. Nel digitale si parla tanto di responsabilità, ma quasi sempre è responsabilità da manuale, elegante, astratta, impeccabile in riunione e irrilevante nella realtà. È la responsabilità che si firma con le parole, non con i fatti. Quella che produce report, non risultati, quella che si esaurisce appena scade il contratto. È il modello dominante nel settore della consulenza, tutti responsabili finché non succede niente, tutti innocenti quando succede qualcosa. Lo skin in the game è l’esatto opposto. È…

  • L’accountability non è un valore, è un’infrastruttura

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    3–5 minuti

    Nel digitale esiste una menzogna elegante che tutti fingono di credere: la responsabilità condivisa. La si vende come forma moderna di collaborazione e come antidoto all’ego, ma nella pratica è solo un modo per distruggere i progetti, confondere i ruoli, far sparire i colpevoli e mandare le aziende in una paralisi permanente.Se la colpa è di tutti, non è di nessuno, e se non è di nessuno, non cambia mai nulla. La responsabilità condivisa è un trucco semantico, a parole suona bene, sembra democratica, sembra…

  • Il cliente non è mio amico

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    3–5 minuti

    Non lo è mai stato. Non lo sarà mai. Passi vent’anni a lavorare nel digitale e alla fine ti accorgi di una cosa elementare: il cliente non è tuo amico. Non lo è mai stato. Non lo sarà mai. L’amicizia presuppone reciprocità, lealtà, tempo condiviso, comprensione autentica. Il rapporto professionale presuppone margine, obiettivi, aspettative, responsabilità. Sono due strutture incompatibili. Ogni volta che qualcuno confonde le due cose, il progetto muore. La retorica aziendale ha spinto per anni questa fantasia tossica del “partner”, del “compagno di…

  • Il crollo del pensiero critico

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    4–5 minuti

    L’importante è produrre, ottimizzare, scalare. Tutto il resto è superfluo. Nel marketing contemporaneo il vero problema non è la tecnologia, non è l’AI, non è l’algoritmo. Il vero problema è che nessuno pensa più. Il pensiero critico è evaporato, sostituito da un insieme di rituali operativi che permettono di sentirsi competenti anche quando si sta solo replicando modelli che non comprendiamo. Il settore è in pieno collasso cognitivo e la parte più assurda è che non se ne accorge nessuno. L’importante è produrre, ottimizzare, scalare.…

  • Quando serve davvero un project manager (e quando no)

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    4–6 minuti

    Nel digitale c’è un errore che si ripete da anni, si crede che basti mettere un project manager per far funzionare un progetto. È l’illusione più comoda del settore, si pensa che il PM sia una figura universale, capace di ordinare il caos con un file Excel. Ma nella realtà il project manager serve solo quando la complessità è reale, e la complessità, in un progetto web, non è il numero di task, è la quantità di dipendenze che un errore può far saltare. Serve…

  • L’algoritmo non ci osserva. Ci addestra

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    3–4 minuti

    Gli algoritmi non imparano da noi, imparano su di noi. Il marketing era nato per capire le persone, per leggere i comportamenti e trasformarli in strategie, messaggi, prodotti. Oggi non serve più a capire ma a guidare. Gli algoritmi hanno sostituito l’analisi con l’addestramento. Ogni azione che compiamo online diventa un dato che viene immediatamente usato per condizionarci. Non ci osservano per conoscerci, ci osservano per renderci più prevedibili. Ci propongono contenuti che confermano quello che già pensiamo, ci offrono prodotti che sappiamo già di…

  • Il project manager è la bugia più elegante del management moderno

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    4–6 minuti

    Faccio il project manager da vent’anni, prima in agenzia da Websolute e oggi come consulente. Non lo dico per curriculum, lo dico perché conosco il sapore di certe settimane: brief lanciati a caso, promesse del commerciale che valgono meno di una nota post-it, dev che spariscono quando servono, creativi che confondono gusto e obiettivo, clienti che vogliono tutto entro ieri e poi non approvano niente. Il mio lavoro non è “gestire” nel senso romantico del termine; il mio lavoro è impedire che la cazzata del…

  • Cultura del dato per adulti

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    2–3 minuti

    Ho fatto un corso sui dati, ma per adulti. Aperte le iscrizioni 2026. Perché di corsi sui dati per bambini è pieno il mondo. Quelli con i grafici colorati, i data-driven mindset, le dashboard che sembrano gelaterie e le slide che parlano di decisioni informate come se bastasse premere refresh per diventare intelligenti. Questo invece è un corso per chi non ha più voglia di farsi prendere per il culo dai numeri. Per chi legge un report e si chiede se quello che vede è…

  • La sostenibilità è diventata un prodotto come gli altri

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    3–4 minuti

    Abbiamo accettato che la sostenibilità debba performare per esistere. C’è un errore di fondo grande come un elefante, e non importa di che colore sia, perché il punto non è estetico, è strutturale. Abbiamo accettato che la sostenibilità debba performare per esistere, che debba dimostrare la propria efficacia attraverso gli stessi parametri che hanno generato il problema che pretende di risolvere, e in questo scambio di logiche si è persa tutta la sua autenticità. La voglia di scrivere questo articolo mi è venuta dopo uno…

  • Il project manager come malattia professionale

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    5–7 minuti

    Il project manager difende il cliente da sé stesso. E tutti lo odiano comunque. Vent’anni a fare lo stesso mestiere. Vent’anni a guardare progetti nascere già sbagliati, crescere come piante malate, morire in silenzio. Ti abitui. Ti abitui a tutto. Ti abitui a non credere più ai brief, alle strategie, ai metodi. Ti abitui a capire che la parola “organizzazione” è solo una bugia elegante. Ti abitui a fingere controllo mentre il caos ti cola addosso come cemento fresco. Fingi di gestire. In realtà contieni.…

  • Le regole del Collettivo: ciò che non faremo mai e ciò che faremo sempre

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    2–4 minuti

    Il Collettivo nasce come atto di rifiuto. Non per aggiungere l’ennesima agenzia alla lista, ma per distruggerne il modello. Non siamo qui per accarezzare clienti, né per addolcire la realtà. Siamo qui per ricordare che il marketing non è teatro, che i dati non sono cosmetica, che la dignità del lavoro non è in vendita. Ci sono cose che non faremo mai. Non importa quanto paghiate, quanto insistiate, quanto vi serva una bugia per sopravvivere al prossimo board, noi non la diremo. Mai Allo stesso…

  • Siamo narratori travestiti da analisti

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    3–4 minuti

    Non siamo guidati dai dati. Siamo guidati dalle storie che costruiamo intorno ai dati. Storie che confermano i nostri pregiudizi, che giustificano le nostre paure, che proteggono il nostro ego. Non apriamo un foglio Excel per vedere la realtà, lo apriamo per cercare conforto. E conforto lo troviamo sempre, perché la mente umana è addestrata a scartare il rumore e a fissarsi solo sul segnale che desidera. I dati sono un mare infinito, ma noi scegliamo sempre le poche gocce che ci danno ragione. Quando…

  • Il coraggio di perdere clienti e di fondare il Collettivo Antiagency

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    3–5 minuti

    Dire no ai clienti per salvare i progetti. Non sono i competitor a distruggere i progetti. I competitor spesso fanno il loro mestiere con dignità, con errori e con limiti, ma dentro le regole del gioco. I veri sabotatori sono i clienti, con le loro richieste tossiche, e le agenzie yes-man che trasformano quelle richieste in realtà piegate e innaturali. Non servono a nulla i discorsi sulla concorrenza quando il nemico è seduto al tavolo accanto e indossa il sorriso del fornitore di fiducia che…

  • Dire la verità è un ottimo modo per perdere clienti

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    3–4 minuti

    Potrei fare una lista lunga di clienti persi perché dicevo la verità. Ho passato troppi anni a guardare dashboard che promettevano certezze e a scoprire, poco dopo, che erano solo specchi per le allodole. Piattaforme che mostrano CTR in crescita, tassi di conversione rassicuranti, curve verdi come se il mercato fosse in salute. Poi apri i conti veri, e i margini sono evaporati. Il problema non è la matematica, il problema è che la matematica qui non la fa nessuno: la fanno gli algoritmi che…

  • Settembre non fa miracoli

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    3–4 minuti

    Ogni settembre la scena si ripete: qualcuno entra in riunione e dichiara con sicurezza che “il mercato riparte”. L’ho sentito dire in agenzia, lo sento dire da clienti, lo sento ancora oggi da manager che si aggrappano al calendario come se fosse un indicatore economico. Ma non è una legge di mercato, è un placebo. Serve a rassicurare i team e a dare l’impressione che l’anno ricominci con uno slancio inevitabile. La realtà è meno romantica: settembre è solo un mese, con le sue variabili,…

  • Quando il rumore smette di coprire gli errori Agosto azzera i decibel del digitale. Le newsletter si diradano, il remarketing rallenta, le timeline social sembrano un album di spiagge vuote. La maggior parte dei brand teme questo vuoto e improvvisa promozioni “salva-estate” per tenere acceso il pannello delle metriche. Io, invece, aspetto questo mese come un tecnico del suono aspetta il momento in cui l’orchestra tace: serve a captare il fruscio vero dell’impianto. Con meno traffico, meno campagne e meno click impulsivi, quello che rimane…

  • ROI di facciata: un numero che funziona solo nelle slide

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    2–3 minuti

    Il ROI è la parola magica che salva ogni presentazione. Basta buttare lì quel valore percentuale con due decimali e l’audience annuisce, il cliente firma, il manager si sente competente. Peccato che, quasi sempre, quel numero sia costruito sul vuoto. Nessuno condivide lo stesso metodo di calcolo, nessuno esplicita quali costi ha incluso, quali escluso, quali ipotesi future ha infilato nella formula. L’agenzia inserisce solo il media spend, il cliente pretende di scaricare pure le bollette dell’ufficio, il CFO aggiunge ammortamenti a caso. Se confronti…

  • AI Overviews

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    3–5 minuti

    Zero-click, zero traffico, zero alibi. Il traffico è finito prima di partire. Google ha tolto il tappo al suo giocattolo preferito: la risposta generativa in cima alla SERP. Adesso l’utente digita, l’AI riassume, l’utente chiude. È l’evoluzione naturale del “posizione zero”: semplicemente, ora, sotto, non serve più niente. Chi ancora conta le visite come se fossimo nel 2015 può accomodarsi nel museo delle metriche estinte. Il paradosso del contenuto usa-e-getta Per anni abbiamo raccontato che “content is king”. Oggi è carta straccia riciclata dall’algoritmo per…

  • Audit placebo

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    4–5 minuti

    La terapia costosa di chi teme la cura vera. Un audit digitale dovrebbe essere il bisturi che apre il problema. Invece diventa spesso la pastiglia zuccherata che seda l’ansia senza toccare l’infezione. Aziende che non vogliono cambiare commissionano dossier pieni di KPI, lo sbandierano in riunione, lo archiviano un minuto dopo.Effetto collaterale: portafoglio più leggero, coscienza anestetizzata, problemi intatti. Il rituale dell’autogiustificazione. Chiamano l’agenzia, fissano la call, versano l’acconto. «Vogliamo capire dove perdiamo budget», dicono con aria contrita. In realtà vogliono un documento che legittimi…

  • Failure porn

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    5–7 minuti

    Il fallimento come circo. Mostra una cicatrice, incassa un applauso.La nuova valuta dei social non è il successo: è la rovina esposta con orgoglio, corredata da selfie in lacrime e hashtag #LessonLearned. La chiamano VULNERABILITÁ, ma è solo failure porn: esibire la propria disfatta per rastrellare like, lead magnet, corsi a pagamento su come rialzarsi. Il copione è sempre lo stesso: racconto strappacuore, climax emotivo, svolta catartica. Moraletta motivazionale in calce. CTA a un ebook a 29 €. Fine. Problema: se il fallimento diventa scenografia,…

  • Newsletter: l’ultimo canale umano.

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    3–5 minuti

    L’inbox è l’ultima riserva naturale. Nel 2012 i guru davano l’e-mail per morta. Oggi è l’unico posto dove un messaggio arriva quasi intatto: niente algoritmo che lo centrifuga, niente swipe fuori fuoco. Finché il lettore non clicca “Elimina”, la tua newsletter resta lì, a fare pressione silenziosa.È l’ultimo canale ancora vagamente umano. Ma anche l’ultimo che possiamo distruggere. Open rate gonfiato, click di plastica. Hai presente l’orgasmo da 60 % di aperture? Scordatelo. Da quando Apple decide che ogni mail è “aperta” appena tocca il…

  • Cookieless: stesso stalking del cazzo ma senza il biscottino.

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    4–6 minuti

    Il finto funerale dei cookie. “Addio terze parti”, proclama Chrome. Una standing ovation di marketer si convince che, da domani, gli utenti gireranno liberi e nudi come neonati digitali. Fuffa.I cookie muoiono solo sul certificato di morte; dietro la tenda, la profilazione continua a bomba, nutella spalmata sulle dita dei soliti tre giganti. Cambia l’etichetta, non il vizio. Cookieless è la solita campagna di re-branding: sfilano parole come “privacy”, “trasparenza”, “scelta consapevole”, mentre fingerprint, server-side sync e Topics API fanno straordinari. Lo stalking resta, ma…

  • Responsabilità inversa

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    2–3 minuti

    Quando il cliente fa il disastro, tu paghi la reputazione Il copione: consegne mancate, colpe esportate. Brief: «Gestite tutto voi, noi restiamo strategici».Reality-check una settimana dopo: listini in Excel del 2019, CRM che sputacchia record sballati, pixel piazzato a caso. Tu segnali il caos, loro annuiscono: «Sistemiamo, intanto partite». L’intanto è permanente. Alla prima curva la campagna deraglia e la frase compare puntuale: «Le ads non performano». Tradotto: il bug del loro magazzino adesso è colpa tua. Come nasce il capro espiatorio. Finché accetti il…

  • Era colpa nostra. E ho pagato io.

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    La responsabilità non è un gesto. È un posizionamento. Abbiamo sbagliato. Non Meta, non l’algoritmo, non il cliente. Noi. Un errore umano, netto, brutale: abbiamo lanciato una campagna geolocalizzata sulla città sbagliata. Doveva partire su Monaco, è partita su Francoforte. Una cazzata, senza attenuanti. E l’abbiamo scoperta solo a budget consumato. Nessun bug, nessuna complessità tecnica. Solo disattenzione. In un collettivo che lavora su precisione e metodo, è il tipo di errore che non deve succedere. Ma è successo. E quando succede, ti trovi davanti…

  • Il marketing che misura tutto e capisce niente

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    4–6 minuti

    La precisione è diventata il rifugio degli indecisi. Nel marketing digitale ci siamo innamorati della precisione.Pensiamo che se misuriamo tutto al decimale, allora capiamo tutto.Ma la matematica ti insegna una cosa semplice:la precisione non migliora la qualità di un modello sbagliato. Un esempio che racconto sempre:puoi calcolare con 8 decimali il ROAS di una campagna.Ma se il modello di attribuzione è sbagliato (e lo è quasi sempre), quei decimali sono solo decorazione. È l’errore più classico: Raffinare la misura di un fenomeno che non hai…

  • Il consulente onesto nel mercato dell’ansia

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    3–4 minuti

    Come si lavora quando non vendi rassicurazioni. Quando il problema è che dici la verità Il mercato oggi non premia la lucidità.Premia chi promette. Chi tranquillizza. Chi ti dice che “funziona”. Il consulente ideale, per molti, è quello che ha già la risposta.Che non esita. Che ha un piano pronto per ogni problema.Che ti fa sentire al sicuro anche quando non c’è nulla di sicuro. Se invece dici che servono analisi, che ci sono variabili, che non puoi garantire nulla diventi “quello poco convinto”.“Quello che…

  • Il coraggio di dire “non lo so”

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    3–5 minuti

    La risposta che il marketing non osa più dare Nel marketing, tutti sanno tutto. Sempre.Qualunque sia la domanda, c’è subito una risposta.Precisa. Sicura. Irritante. “Funziona su LinkedIn?”“Meglio il funnel o l’inbound?”“Ads o content?”“Quanto ci mettiamo a scalare?” Rispondono tutti. Anche quando non dovrebbero. Non importa se il contesto è ignoto, se i dati non esistono, se il problema non è nemmeno chiaro.La risposta c’è. Sempre.Non perché sia vera, ma perché serve dirla. È diventato un riflesso automatico.Perché il mercato non premia chi pensa. Premia chi rassicura.…

  • L’analisi di mercato non serve a prevedere. Serve a smettere di illudersi.

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    Il mercato non è un oracolo. È uno specchio, e spesso riflette male. Faccio analisi di mercato per lavoro.Non prometto certezze. Non faccio promesse da campagna elettorale.Quello che offro ai miei clienti è uno specchio: storto, imperfetto, ma molto più utile di una previsione rassicurante. Perché la verità è questa:L’analisi di mercato non serve a sapere cosa succederà.Serve a capire se stai partendo nella direzione sbagliata, mentre sei ancora in tempo per cambiare strada. E se non sei disposto a cambiare idea, anche l’analisi migliore…

  • Analisi predittiva: come usarla senza farti prendere per il culo

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    2–3 minuti

    Il futuro non si prevede, ma puoi allenarti a riconoscerlo. Nel marketing digitale, la parola “predittivo” è diventata una scusa elegante per dire “non ne abbiamo idea, ma vogliamo comunque sembrare intelligenti”.Ogni dashboard oggi ha un grafico che punta verso l’alto e una percentuale stimata: 12,6% di crescita, 18,4% di retention, 94% di probabilità che vada tutto bene (se non succede nulla di imprevisto, ovviamente). La verità è che l’analisi predittiva non serve a prevedere il futuro.Serve a farti trovare meno impreparato quando succede qualcosa…

  • Il ROI non esiste

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    Il ROI è come Gesù: tutti lo citano, nessuno lo ha mai visto davvero. Ogni azienda ha la sua versione, come con le religioni: Il problema è che nessuno lo dice.Tutti mostrano il numero, nessuno mostra cosa c’è dietro.Così, il ROI diventa il dogma: non si discute, si prega. Ma se lo metti sotto una lente, scopri che è solo un numero comodo.Serve a chi parla, non a chi ascolta.Serve a giustificare decisioni già prese, non a prendere decisioni migliori. Il ROI non è una…

  • Matematica Zen per marketer stressati

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    Quando le metriche diventano ansia (e la matematica diventa meditazione) C’è una cosa che nessun marketer digitale ammetterà mai apertamente: il marketing basato sui dati genera ansia.Dashboard, KPI, funnel, conversioni, ROAS… Abbiamo trasformato il nostro lavoro in una corsa frenetica dietro numeri che cambiano continuamente, creando un’illusione di controllo che ci lascia esausti e perennemente insoddisfatti. Ogni mattina apriamo le nostre piattaforme analitiche come se stessimo consultando l’oracolo di Delfi, sperando in risposte chiare e definitive che puntualmente non arrivano. Così, invece di essere rassicurati…

  • La probabilità del successo nel marketing: bassa, molto bassa.

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    Il marketing come scommessa matematica (persa in partenza). Se chiedi a un marketer quali siano le probabilità di successo della sua prossima campagna, la risposta più onesta sarebbe sempre: “basse, molto basse”.Ma siccome siamo marketer (e la sincerità assoluta non rientra nelle nostre job description), ci rifugiamo nelle percentuali rassicuranti, nelle proiezioni elaborate, nei modelli predittivi sofisticati che promettono miracoli. “Questa campagna ha il 78,4% di probabilità di successo”, ti diranno con sicurezza matematica. Eppure, nella realtà, quel 78,4% spesso non vale nemmeno il 10%.Perché…

  • La matematica delle Ads: come perdere soldi con precisione.

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    La precisione è una bugia che ci raccontiamo volentieri. Se c’è una cosa che ci piace davvero, nel marketing digitale, è l’illusione della precisione.Adoriamo i numeri. Ci tranquillizzano. Ci fanno sentire al sicuro. Ci dicono che abbiamo tutto sotto controllo. Un CPC basso? Siamo contenti.Un CTR alto? Stappiamo bottiglie.Un costo di conversione sotto controllo? Ci sentiamo invincibili. Eppure, nonostante questa rassicurante danza di cifre, la realtà spesso è molto diversa. Anzi, diciamolo chiaramente: più affidiamo il nostro destino ai numeri delle campagne, più perdiamo il…

  • Matematica e Marketing: la scienza inesatta che vende certezze.

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    Numeri, formule e metriche: il marketing vuole sembrare scienza, ma resta un’illusione ben confezionata. La grande bugia La matematica è eleganza, coerenza, precisione. È un linguaggio universale che governa tutto: dalla traiettoria di un pianeta al battito delle ali di un colibrì.Nel mondo della matematica, due più due fa sempre quattro. Nel marketing, invece, due più due fa quattro solo se l’algoritmo è d’accordo. Ci hanno venduto un’idea precisa: il marketing è misurabile, prevedibile, scientifico.Ci parlano di funnel calcolabili, conversioni tracciabili, dati incontrovertibili. Ma c’è…

  • Non sei tu. Sono io.

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    Quando un cliente con mentalità analogica incontra una struttura evoluta. L’illusione di poter salvare chi ha scelto di non evolversi (e non vuole nemmeno pagarne il prezzo). L’arroganza dell’ignoranza Esistono due tipi di ignoranza: Con la prima puoi lavorare. La seconda è una condanna.Il cliente con mentalità analogica appartiene al secondo tipo. Non perché sia stupido o incapace. Al contrario, spesso è una persona intelligente, con esperienza, persino carismatica. Il problema è che ha scelto di rimanere ignorante. Ha scelto di non evolversi. Si aggrappa…

  • L’illusione della stabilità C’è qualcosa di profondamente ironico nel modo in cui molte aziende affrontano la loro esistenza: aspirano alla crescita, ma si aggrappano con tutte le forze all’immobilità. Come se la sicurezza risiedesse nel restare fermi, nel proteggere ciò che già si possiede. Anni fa ho lavorato con un’azienda che stava morendo. Non in modo spettacolare, non con il fragore di un fallimento improvviso. Stava semplicemente sbiadendo, giorno dopo giorno, come una fotografia lasciata troppo a lungo al sole.Avevano idee, competenze, risorse. Avevano tutto,…

  • Storytelling e advertising: quando il racconto diventa una risorsa per vendere.

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    L’arte del narrare nel marketing Lo storytelling è una delle tecniche più efficaci nel mondo del marketing. Attraverso il racconto, le aziende riescono a creare connessioni emotive con il pubblico, trasmettendo messaggi che vanno oltre il semplice prodotto o servizio offerto. Questa pratica consiste nell’utilizzare una narrazione coinvolgente per comunicare valori, missioni e obiettivi aziendali. L’obiettivo non è solo vendere, ma costruire un legame che renda i consumatori partecipi della storia del brand. Perché funziona lo storytelling? Lo storytelling funziona perché parla alle emozioni delle…

  • L’identità di Brand: essere ricordati o svanire nel nulla.

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    Non basta vendere, devi essere memorabile: perché l’identità è il tuo vero valore. Il vuoto dietro al logo Nel mondo del marketing, un brand senza identità è come una candela accesa in pieno giorno: esiste, ma nessuno la nota. Eppure, ogni giorno vediamo aziende che pensano di farcela con uno slogan accattivante e qualche post sponsorizzato. La verità è semplice, ma scomoda: se il tuo brand non ha un’identità, non esisti davvero. Sei solo una commodity, un’opzione tra tante. Puoi anche vendere per un po’,…