…e altri problemi irrisolvibili.


2–3 minuti

ROI di facciata: un numero che funziona solo nelle slide

ROI % incrinata, proiettata su cavalletto, con i frammenti che già si staccano e cadono a terra. Minimalista, monocromatica, senza testo superfluo: rende l’idea del numero che si sfalda. Dimmi se va bene o vuoi un’altra variazione.

Il ROI è la parola magica che salva ogni presentazione. Basta buttare lì quel valore percentuale con due decimali e l’audience annuisce, il cliente firma, il manager si sente competente. Peccato che, quasi sempre, quel numero sia costruito sul vuoto. Nessuno condivide lo stesso metodo di calcolo, nessuno esplicita quali costi ha incluso, quali escluso, quali ipotesi future ha infilato nella formula. L’agenzia inserisce solo il media spend, il cliente pretende di scaricare pure le bollette dell’ufficio, il CFO aggiunge ammortamenti a caso. Se confronti due ROI calcolati da team diversi, stai paragonando mele, bulloni e fette di pizza.

L’incoerenza non è un incidente: è un alibi. Con un ROI personalizzato puoi dimostrare qualsiasi tesi. Hai bisogno di far sembrare vincente la campagna? Togli i costi di gestione, diluisci le spese di produzione nel brand budget e il numero schizza in alto. Devi giustificare un taglio? Aggiungi l’allocazione dei costi di struttura e il ROI affonda. Non è analisi, è cosmetica.

Qualcuno obietta che il ROI, se non altro, indica la direzione: positivo uguale stiamo guadagnando, negativo uguale stiamo perdendo. Falso. Nel digitale, i risultati di breve periodo e quelli di lungo periodo divergono. Una campagna può portare contatti profittevoli nell’immediato e bruciare il brand nel tempo, oppure può costruire valore futuro a scapito del margine di oggi. Il ROI annuale affonda tutto in un unico numero e dichiara bene o male senza mostrare dove stai realmente crescendo e dove stai erodendo patrimonio.

L’alternativa non è un altro super-indice. È la fatica di guardare la faccenda a pezzi: margine medio per ordine, costo per acquisizione, retention reale dopo sei mesi, incidenza del costo lavoro, esposizione a rischio di piattaforma singola. Non c’è scorciatoia. Vuoi sapere se la macchina funziona? Devi aprire il cofano e sporcarti le mani, non guardare la spia sul cruscotto.

Il punto non è abolire il ROI; è smettere di venerarlo. Usalo come promemoria, non come verdetto. Affiancalo a numeri granulari e, soprattutto, a domande di contesto: quale parte del risultato è ripetibile? Quanto dipende da incentivi a breve termine? Che cosa succede se l’asta media di Meta raddoppia? Senza queste verifiche il ROI resta un totem da slide, utile a vendere progetti, inutile a governarli.

Quindi la prossima volta che ti chiedono “Quanto ROI garantisci?”, rispondi con un’altra domanda: “Con quali ipotesi di costo, di tempo e di rischio?” Se chi hai di fronte non distingue tra queste variabili, l’unica previsione sensata è che il progetto finirà male. Non serve un numero brillante: serve onestà di calcolo. Tutto il resto è contabilità creativa.


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