…e altri problemi irrisolvibili.


3–4 minuti

Matematica e Marketing: la scienza inesatta che vende certezze.

Matematica e Marketing: la scienza inesatta che vende certezze

Numeri, formule e metriche: il marketing vuole sembrare scienza, ma resta un’illusione ben confezionata.

La grande bugia

La matematica è eleganza, coerenza, precisione. È un linguaggio universale che governa tutto: dalla traiettoria di un pianeta al battito delle ali di un colibrì.
Nel mondo della matematica, due più due fa sempre quattro.

Nel marketing, invece, due più due fa quattro solo se l’algoritmo è d’accordo.

Ci hanno venduto un’idea precisa: il marketing è misurabile, prevedibile, scientifico.
Ci parlano di funnel calcolabili, conversioni tracciabili, dati incontrovertibili.

Ma c’è un problema.
Se il marketing fosse davvero una scienza esatta, non ci sarebbero fallimenti.
E invece, ogni giorno assistiamo a strategie che non funzionano, a campagne che collassano, a algoritmi che fanno quello che vogliono, anche quando i numeri dicono che dovrebbe andare tutto bene.

La verità?
La matematica è una scienza esatta. Il marketing, no.
Eppure, ci ostiniamo a far finta che lo sia.

I numeri non mentono (ma il Marketing sì)

La matematica è il regno della certezza assoluta.
Se prendi un integrale ben definito, sai esattamente qual è il suo valore.
Se risolvi un’equazione, ottieni una soluzione verificabile.

Nel marketing, invece, tutto è probabilistico, caotico, dipendente da variabili che non possiamo controllare.

  • Il CTR può essere altissimo, ma le vendite inesistenti.
  • Il tasso di apertura delle email può essere stellare, ma nessuno compra.
  • Una campagna può avere tutti i numeri giusti e poi crollare senza motivo apparente.

Nel marketing, i numeri non garantiscono nulla.
Eppure, ci ostiniamo a trattarlo come se fosse ingegneria aerospaziale.

Perché?
Perché abbiamo bisogno di certezze.
E se le certezze non esistono, le inventiamo.

Il Marketing è il fratello disonesto della Statistica

La statistica è il tentativo della matematica di dare un senso al caos.
Ma il marketing la usa come un prestigiatore usa le carte: scegliendo solo i numeri che servono a supportare la narrazione.

Prendiamo il concetto di media.
Sappiamo tutti che se io mangio due polli e tu nessuno, in media abbiamo mangiato un pollo a testa.
Nel marketing è lo stesso:

  • ROAS medio? Ti nasconde il fatto che alcune campagne funzionano, altre no.
  • Lifetime Value? Calcolato su una proiezione ottimistica.
  • Tasso di conversione? Sempre depurato dalle metriche che non devono comparire.

Il marketing non cerca la verità.
Cerca una verità comoda.

Se la Matematica governasse il Marketing, tutti sarebbero ricchi

Ci hanno insegnato che la matematica è il fondamento del progresso.
E se bastassero numeri e formule, ogni azienda dovrebbe crescere in modo esponenziale, ogni funnel dovrebbe essere ottimizzabile all’infinito, ogni business plan dovrebbe funzionare.

Eppure…

  • Se bastassero i numeri, le startup non fallirebbero al 90%.
  • Se bastassero i numeri, non esisterebbero campagne pubblicitarie disastrose.
  • Se bastassero i numeri, le aziende di successo sarebbero sempre le stesse.

In matematica, il caos è studiato e modellizzato.
Nel marketing, il caos è semplicemente… caos.

Il Marketing è un problema senza soluzione unica

Se c’è una cosa che ho imparato dalla matematica, è che non tutti i problemi hanno una soluzione chiusa.
Alcuni problemi hanno soluzioni multiple (equazioni differenziali).
Altri non hanno nessuna soluzione (il paradosso di Russell).

Il marketing è un problema aperto.
Non ha una formula risolutiva, non ha una legge universale che lo governa.
Ci sono modelli, strategie, trend… ma nessuna certezza matematica.

Se qualcuno ti dice che ha trovato “La formula perfetta per il marketing”, sta mentendo.

La realtà: Il Marketing è più Psicologia che Matematica

Non vincono i numeri.
Non vincono gli algoritmi.
Non vincono le strategie perfette.

Vincono le persone.
Le emozioni, le percezioni, la fiducia, il contesto.
Tutti elementi che non puoi ridurre a una formula matematica.

Puoi ottimizzare le metriche quanto vuoi, ma se il tuo pubblico non si fida, non comprerà.
Puoi avere la migliore strategia del mondo, ma se il contesto cambia, il mercato ti spazza via.

Il marketing è una scienza inesatta che si ostina a volersi vestire da matematica.
Ma alla fine, resta quello che è sempre stato:
Un grande esperimento sulla natura umana.

Accettiamo il Caos o fingiamo di avere il controllo?

Quindi, cosa facciamo?
Accettiamo che il marketing è più arte che scienza?
O continuiamo a riempirci di numeri sperando di trovare una formula definitiva?

La scelta è tua.
Ma ricorda:
I numeri sono rassicuranti. La realtà, molto meno.


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2 risposte

  1. Sia M l’insieme di tutte le discipline che non sono matematica.
    Il marketing appartiene a M, perché non è una scienza esatta.

    Ma supponiamo che la matematica governi tutto, quindi anche il marketing.
    Se il marketing è governato dalla matematica, allora deve essere, in qualche modo, parte della matematica.

    Ma se il marketing è parte della matematica, allora non può appartenere a M, perché M è l’insieme delle discipline che non sono matematica.

    Se invece il marketing non è matematica e appartiene a M, allora la matematica non governa tutto, contraddicendo l’ipotesi iniziale.

    Quindi il marketing è sia parte della matematica che non parte della matematica. Paradosso.

  2. Cara Anna,

    apprezzo lo sforzo di costruire un paradosso, ma se vogliamo giocare con la matematica, giochiamoci bene.

    Il tuo ragionamento cade su due punti fondamentali:

    1. L’errore nell’ipotesi iniziale
      Sostenere che la matematica governi tutto non implica che tutto sia matematica.
      La matematica può modellare fenomeni fisici senza che questi diventino teoremi.

      • La meccanica quantistica è descritta da equazioni differenziali, ma un elettrone non è una funzione d’onda.
      • Il clima è modellato da sistemi dinamici, ma una tempesta non è un insieme di matrici.
      • Il marketing può essere analizzato con modelli matematici, ma non diventa una branca della matematica per questo.

    2. L’errore di categorizzazione
      Il problema principale è la definizione dell’insieme M.
      Se definiamo M come “l’insieme delle discipline che non sono matematica”, stiamo applicando una classificazione binaria rigida a qualcosa che invece può essere sfumato. Il marketing utilizza strumenti matematici, ma non è matematica in senso stretto, così come la medicina usa la chimica senza essere chimica.
      Pertanto, il marketing può stare in M senza che ciò implichi che la matematica perda il suo dominio descrittivo sulla realtà.

    Il tuo paradosso è simile al paradosso del barbiere di Russell, ma si scioglie facilmente non appena smettiamo di trattare la matematica come un’entità onnipotente e il marketing come un’astrazione matematica pura.

    In sintesi: la matematica può modellare il marketing, ma il marketing non diventa matematica per questo.
    Se tutto ciò fosse vero, allora anche la psicologia, la biologia e l’economia sarebbero sottodiscipline della matematica, eppure nessun matematico serio oserebbe proporlo senza una robusta teoria a supporto.

    Con la matematica non si scherza, Anna. 😉

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