Ciò che diciamo ai clienti e ciò che ci diciamo tra noi
Introduzione
Ci sono due modi per raccontare il lavoro con i clienti: uno ufficiale, diplomatico, pieno di buoni propositi; l’altro, quello che condividiamo tra colleghi davanti a un caffè (o un bicchiere di vino) quando i progetti si trasformano in esperimenti di sopravvivenza.
In questo articolo troverete entrambi. Perché la verità ha sempre due facce.
Versione per il cliente: La collaborazione è tutto
Guida critica su come gestire richieste insensate mantenendo il controllo del progetto
Il cliente perfetto: Una creatura mitologica
“Il cliente ha sempre ragione.” Lo dicevano i manuali di business di inizio Novecento e sembra che ce lo portiamo dietro come un mantra intoccabile. Ma chi lavora nel marketing sa che questa frase è vera solo in teoria. Perché nella pratica, il cliente ha ragione fino al momento in cui la sua idea entra in conflitto con la realtà.
Lavorare con i clienti è stimolante, ma anche impegnativo. Le idee che arrivano sono spesso creative, ambiziose… e talvolta complicate da mettere in pratica. “Facciamo una campagna virale!”, “Cambiamo tutto, ho avuto un’illuminazione ieri sera”, “Questo testo è troppo lungo, accorciamolo ma senza perdere impatto.”
Non fraintendetemi: i clienti sono il cuore di ogni progetto. Ma il dialogo tra chi chiede e chi esegue richiede equilibrio e, soprattutto, fiducia reciproca.
Richieste assurde: Ci siamo passati tutti
Ogni progetto ha le sue sfide, ma alcune richieste sono un po’… particolari. Qualche esempio?
- “Piace a tutti, lo voglio per tutti.” In teoria potrebbe funzionare, ma nella pratica un target troppo generico rischia di non centrare nessuno.
- “Usiamo un tono amichevole, ma autorevole, ma anche divertente, ma… insomma, tutto!” Quando la confusione prende il posto della chiarezza.
- “Facciamo come [Big del Settore].” Ispirarsi è lecito, ma il contesto e il budget sono tutto. E le multinazionali giocano un campionato un po’ diverso.
Dietro queste richieste c’è quasi sempre il desiderio di fare bene. Ma è qui che entra in gioco la consulenza: capire insieme cosa funziona davvero e come tradurre un’idea in qualcosa di concreto e efficace.
Conoscere il prodotto non significa conoscere il mercato
Un cliente conosce ogni dettaglio del proprio prodotto. Ma quando si tratta di interpretare il mercato, la questione cambia. Il tuo ruolo, da marketer, è quello di ponte tra il prodotto e il contesto in cui deve vivere.
Un cliente ti chiama per avere risultati, e questo richiede anche di mettere in discussione alcune convinzioni. Non è facile, lo so. Ma è qui che si costruisce un rapporto di fiducia: dimostrando che ogni consiglio ha un obiettivo preciso e una base concreta.
Conclusione: Il cliente come partner
Lavorare con i clienti è una sfida, ma anche una grande opportunità. Ogni progetto è un equilibrio tra creatività e strategia, tra richieste ambiziose e realtà pratiche.
La chiave è trasformare ogni confronto in un dialogo costruttivo. Non si tratta di chi ha ragione o torto, ma di trovare insieme la strada giusta.
Ora che i clienti hanno chiuso il browser, parliamo seriamente.
Versione per i Marketer: La cruda realtà
Il cliente perfetto: Una creatura mitologica
“Il cliente ha sempre ragione.” No, non ce l’ha. Mai. E questa frase, ripetuta come un mantra dai tempi in cui i negozi avevano ancora la scritta “Emporio” sulla porta, è la più grande farsa mai inventata. Perché nella realtà, il cliente ha ragione solo quando tace.
Se lavori nel marketing, sai di cosa parlo. Quelle richieste che arrivano con la stessa frequenza di un algoritmo che cambia. “Facciamo una campagna virale!”, “Cambiamo tutto, il mio gatto non ha capito il messaggio”, “Questo testo? Troppo lungo, accorciamolo senza perdere nulla.” E tu lì, che sorridi come se fossi a un corso di yoga, mentre dentro stai urlando.
Richieste assurde: Una storia infinita
Ogni cliente ha il suo repertorio di idee creative, quasi sempre inutili. Le richieste più epiche? Eccole:
- “Piace a tutti, lo voglio per tutti.” Tradotto: spariamo nel mucchio, qualcuno sarà colpito.
- “Facciamo come [Inserire il Nome della Multinazionale].” Certo, peccato che tu abbia il budget per un volantino e loro quello per uno spot durante il Super Bowl.
- “Ma la mia idea è geniale!” E lo sarebbe davvero… se fossimo nel 1998.
Queste richieste non sono altro che un mix letale di ignoranza del mercato e ossessione per il controllo. Il cliente pensa di sapere tutto, ma raramente sa qualcosa.
Sopravvivere al cliente (e salvare il progetto)
Se vuoi uscirne vivo, ecco cosa devi fare:
- Imponi i dati. Quando tutto è confusione, mostra numeri. Non li capiranno, ma non avranno il coraggio di dirlo.
- Il “no” è la tua arma. Non dire “Non va bene” (troppo debole). Di’ “No, ecco perché fallirà.” Funziona sempre.
- Riduci al minimo il campo d’azione. Dai al cliente meno spazio creativo possibile. Il confine tra creatività e disastro è sottilissimo, e loro tendono sempre a camminarci sopra con gli occhi chiusi.
- Sii pronto a perdere. Non tutte le battaglie si vincono. A volte devi lasciarli sbagliare, sperando che imparino. Spoiler: non impareranno mai, ma almeno potrai dire di averci provato.
Conclusione: Il cliente perfetto è un’ossessione inutile
Lavorare con i clienti è come camminare su una corda tesa sopra un mare di squali: se li ascolti troppo, ti mangiano. Se li ignori, cercano un altro funambolo.
Il tuo lavoro è trovare un equilibrio tra educarli e sopportarli, senza perdere di vista l’unica cosa che conta davvero: il risultato.
E voi? Quante volte avete ceduto alle richieste assurde di un cliente, solo per scoprire che avevate ragione? Raccontatemelo. Tanto lo sappiamo: il cliente, comunque, non legge mai fino alla fine.

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